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Future St. 2 Ep. 4

Future, News, Podcast 27 Apr 19 0

E’ possibile cambiare il mondo ?
Noi crediamo proprio di sì e con questa puntata vi porteremo degli esempi , tutti al femminile , unico indizio : una dodicenne ci spiega la frode del sistema bancario canadese .

Scopri le altre protagoniste e i temi affrontati da Claudia e i nostri agronauti Tommy e Jack !

Nel tempo degli dei

News 10 Apr 19 0

Nel tempo degli dei

regia di Gabriele Vacis

con Marco Paolini,Saba Anglana, Elisabetta Bosio, Vittorio Cerroni, Lorenzo Monguzzi, Elia Tapognani

fino al 18/4 al Piccolo Teatro Strehler di Milano

di Simone Santini
per Così è la radio (se vi pare)

Gli dei banchettano nel loro olimpo blindato, ingozzandosi sulle spalle dei mortali di un’eternità fatta di noia e di fasto. E lui sale. Sale curvo per la fatica e per il peso degli anni, sale là dove gli uomini non possono vivere, mentre dal basso i roghi delle nostre miserie salgono a saziare le divinità capricciose. Sale fino a che qualcuno non gli chiede cosa sia il remo che si porta sulle spalle. Allora si ferma. Lì, in cambio di capre per fare ecatombe, racconta. Racconta la storia di un eroe, di un assassino, di un marito, di un uomo: la storia di Ulisse. E con le sue parole l’Odissea sfila davanti allo spettatore come poche volte ha fatto prima, impersonata splendidamente sia da attori affermati come Marco Paolini che da debuttanti come Vittorio Cerroni (nato nel 2003!) e accompagnata da un khoros frizzante e smaliziato che sarebbe piaciuto a Brecht. Avete presente il momento in cui, appena finito di leggere Omero, Iliade di Baricco, vi dite: “Peccato che non ci sia una riscrittura altrettanto memorabile dell’Odissea”? Voilà. Paolini deve avervi letto nel pensiero, perché di certo Nel tempo degli dei non sarà liquidato come uno spettacolo tra i tanti. Giù il cappello, allora, davanti a tutto il cast, alla regia di Gabriele Vacis, alle musiche originali di Lorenzo Monguzzi e alla voce di Saba Anglana, che ci regalano una grande messa in scena dell’Odissea e uno spettacolo capace di colpire con forza il tempo di noi occidentali che, autoproclamatici signori del mondo, chiudiamo i porti alla nave di Ulisse per non dover fare i conti con i frutti delle nostre meschine, divine iniquità.

La dodicesima notte

News 21 Mar 19 0

Di una, dodicesima notte

Intervista a Silvia Giulia Mendola, regista e attrice in La dodicesima notte, in scena al Teatro PIME di Milano Sabato 23 Marzo 2019

A cura di Così è la radio (se vi pare)

in diretta sul web da Milano ogni Martedì alle 17

un programma di Radio Statale

 

La dodicesima notte è un testo molto amato di Shakespeare, secondo lei da cosa deriva tanto successo?

Sicuramente “La dodicesima notte” è un testo da noi molto amato, ma in realtà non è stata così tanto messa in scena nei teatri italiani, anzi è uno di quei drammi shakespeariani che vengono rappresentati di meno, visto che di solito si fa “Molto rumore per nulla”, “Sogno di una notte di mezza estate”… e per contro, “La dodicesima notte” si porta sul palcoscenico molto raramente. Essendo stata scritta subito dopo l’ “Amleto”, oltre al tono da commedia che sicuramente è il tono principale presente, conserva anche delle atmosfere più cupe, ed è forse per questo che è stata meno fatta. Ma quando viene fatta, se fatta bene, riscuote sicuramente un grande successo perché ha la perfezione della commedia di Shakespeare, un’ ampia riflessione sul linguaggio ma anche quei toni cupi che derivano dal fatto, appunto, che è stata scritta subito dopo l’ “Amleto”, e questo secondo me fa il suo successo.

Sappiamo che nella realizzazione del vostro spettacolo “viene meno la quarta parete”, trattandosi di uno spettacolo che non andrà in scena solo davanti al pubblico ma anche in mezzo ad esso. Più precisamente, cosa si intende con questa sorta di “fusione” della scena tra palco e platea? Quale ragione vi ha spinto a pensare la messa in scena con queste modalità e quali sono le possibilità ulteriori che una simile realizzazione può offrire a un testo classico come quello di Shakespeare che voi rappresentate?

In realtà, tutto quello che abbiamo fatto con lo spettacolo è una scelta che rispecchia lo spirito della commedia shakespeariana, che è uno spirito inclusivo e non esclusivo. Così era allora: il coinvolgimento del pubblico era molto vivo, spesso al Globe c’era addirittura una passerella per gli attori che stavano proprio in mezzo al pubblico, quindi abbiamo pensato di riproporre quest’aspetto, non di stare con una distanza ma di ridare quella che era la natura di quest’opera. Inoltre, ciò rende il pubblico estremamente partecipe, visto che vedere l’attore a due centimetri da te è sempre qualcosa che “muove” il pubblico, che crea un’emozione.

Dal grande adattamento cinematografico di Trevor Nunn al decisamente più pop “She is the man”… non si può certo dire che i registi contemporanei siano stati restii ad interpretare questo dramma shakespeariano! A cosa vi ispirate per la vostra rappresentazione?

Sicuramente Shakespeare è stato affrontato da più registi, ricordo il “Romeo+Giulietta” di Baz Luhrmann, che secondo me è stata una delle operazioni più riuscite dello spostamento del Bardo ai nostri giorni. Diciamo che non ci siamo tanto inspirati ad un’opera altrui quanto ci siamo chiesti quello che volevamo rappresentare noi con questa commedia. Noi abbiamo deciso di porre l’accento sull’amore, l’amore tra persone e in tutte le sue forme, “l’amore che è così multiforme che solo lui sa fantasticare”, come direbbe il duca Orsino all’inizio della commedia. L’amore tra persone, nel senso che ci si innamora in questo testo: donne si innamorano di donne che sono uomini e uomini di uomini senza sapere che sono in realtà sono donne, ci si innamora attraverso il potere ma anche partendo da condizioni sociali diverse. In tutto questo io e la drammaturga Livia Castiglioni, con cui ho lavorato sul testo, abbiamo cercato di mettere il fuoco di una forte sensualità.

 

 

 

Radio Statale su Repubblica

News 19 Mar 19 0

 

Ci stiamo prendendo gusto! Anche questa settimana potete leggere di noi all’interno di un quotidiano cartaceo. Ringraziamo la Repubblica Milano per aver raccontato la nostra realtà nella sezione “Società – Cultura, Spettacoli, Sport” in cui si parla di street radio.

Queste le parole rilasciate dal nostro direttore, Marco De Lucia: “Fare gruppo ed alimentare amicizie per noi è il messaggio politico più importante. Sfruttiamo le possibilità culturali che dà l’università e facciamo un’esperienza professionale importante. Attorno alla radio, che si traferirà in un complesso di via Santa Sofia, gravitano circa 150 persone. Facciamo diversi programmi via web, il giornale radio e molte esterne, in collaborazione con locali, per progetti promossi dall’università”.

“Alla mia età mi nascondo ancora per fumare”: commento e intervista alle attrici

News, Senza categoria 08 Gen 19 0

Donne e Islam. “Alla mia età mi nascondo ancora per fumare” in scena al Carcano

Commento e intervista alle attrici del Teatro Ringhiera, dirette dalla sapiente regia di Serena Sinigallia. Al teatro Carcano dal 15 al 25 novembre.

 

Milano, 21 novembre 2018 –  Immaginate di essere una bambina. State giocando coi vostri cuginetti a palla in strada, sotto casa. Vostra madre vi chiama per la cena, quindi salutate gli amichetti e rientrate. Mentre vi sedete a tavola lei si accorge che quella mattina avete scordato di indossare le mutandine: la vostra “vergogna” è lì, sotto i suoi occhi, così come probabilmente lo è stata fino a pochi minuti fa, sotto quelli dei vostri compagni di pallone. Immaginate che vostra madre, allora, anziché mandarvi in camera a vestirvi con un rimprovero tra l’imbarazzato e lo scocciato, si avvicini alla mensola della cucina e prenda il vasetto della paprika. Per infilarvela nella vagina. Come punizione.  Forse è troppo difficile da immaginare, così come difficile è pensare, ad esempio, che a cinquant’anni una donna sia costretta a nascondersi per poter fumare. E non perché il marito e i figli la si preoccupino per la sua salute; ma perché, lo sanno tutti, una donna che fuma in pubblico è una puttana.

Se foste una donna algerina non sarebbe necessario nessuno sforzo di immaginazione, perché tutto ciò (e molto altro) farebbe parte della vostra quotidianità. È forse a causa di questa, seppur dolorosa, appartenenza  alla realtà a cui dà voce, che Rayhana, pseudonimo dell’autrice algerina di “Alla mia età mi nascondo ancora per fumare”, riesce a farcela raccontare con naturalezza, leggerezza, persino con ironia, dalle sue otto protagoniste; che coglie nell’unico momento di libertà concesso loro durante la settimana, ossia la visita all’hammam. Dimenticatevi quindi pesantezza, patetismi esagerati o toni di retorica solennità: lo spettacolo – eccetto per qualche scena, del resto è una tragicommedia – scivola via lieve, nonostante l’urgenza dei temi affrontati e la tragicità dei vissuti di quasi tutti i personaggi. Verrete immersi nell’universo femminile di otto donne, la tenutaria dell’hammam, l’assistente e le sei frequentatrici, che scoprirete così diverse e insieme così simili a noi donne occidentali.

In questo spettacolo si parla di sesso – e in maniera molto più esplicita di quanto non siamo abituati persino noi nei nostri teatri – di masturbazione, di divorzio, di spose bambine, di università, di terrorismo, di integralismo. E di uomini, quasi sempre male, con un rancore feroce e disilluso. Di loro, in scena, nemmeno l’ombra; ne arrivano solo, un’eco riportata dalle protagoniste, le urla rabbiose dal di fuori, a violare quel piccolo momento liberatorio di intimità.

Insomma, un testo pregno di contenuti scottanti e scomodi, che sono costati all’autrice un’aggressione da parte dei Fratelli Musulmani mentre usciva da teatro, nella Francia in cui ora vive sotto scorta; autrice la quale, oltre ad averlo scritto, lo spettacolo lo ha anche messo in scena e ne è stata attrice.

Francesca Sinigaglia e le attrici dell’Atir, con la passione per il teatro sociale che da sempre le contraddistingue, oggi orfane del teatro Ringhiera e costrette a una stagione on the road, rendono omaggio al coraggio di Rayhana riportando lo spettacolo per la terza volta in scena, con delle nuove attrici a coprire alcuni ruoli. È con qualcuna di loro che dialoghiamo di questa nuova edizione dello spettacolo, in scena al Teatro Carcano fino al 25 di novembre, e di questo ideale passaggio di testimone tra Rayhana e la loro compagnia.

Assieme parliamo di vicinanza e di distanza: vicinanza, che è anzi identità, tra chi ha scritto il testo e il mondo a cui in esso si dà vita; distanza, tra chi quel testo lo deve recitare e con quel mondo, in quanto donna occidentale, non ha nulla a che vedere. Ma anche, vicinanza tra tutte le donne, con gli ostacoli che incontrano nella società in cui si trovano, al di là della nazionalità di appartenenza. E distanza, quella del pubblico occidentale: con il pericolo che si stigmatizzi in toto una cultura che viene qui raccontata nei suoi risvolti più negativi e nei suoi aspetti più cupi. Pericolo da cui tuttavia sottrae la problematizzazione a cui nel testo sono sottoposte le situazioni anche apparentemente più lineari, delle quali si dà conto in ogni sfaccettatura, senza semplificazioni di comodo. È questo ad esempio il caso di Zaiha, il difficile personaggio dell’integralista musulmana che la regista ha affidato a Chiara Stoppa. L’attrice, nel descrivere la costruzione del personaggio, sottolinea lo sforzo fatto nel senso di una sua umanizzazione: “Pur nel suo fanatismo, nel suo essere invasata da un’idea di religione per noi assurda, io e Serena non volevamo cadere nella banalizzazione e costruire il personaggio della cattiva con la C maiuscola”. Nel testo originario, Zaiha a un certo punto si redimeva, schierandosi in difesa di quella che, seconde le sue convinzioni, è un’infedele e come tale va punita; in seguito l’autrice, sicuramente disillusa e arrabbiata per il sangue che negli anni i Fratelli Musulmani hanno proseguito a spargere nel mondo islamico, ha modificato la trama negando alla donna qualsiasi possibilità di fuoriuscita dal suo estremismo. “Nonostante questo, abbiamo lavorato per renderla meno monolitica, e, ad esempio, nel litigio con la progressista e divorziata Nadia, abbiamo fatto in modo che fosse proprio la seconda ad agire per prima in modo aggressivo e ad assumere un atteggiamento intollerante e di totale chiusura. Le altre escludono Zaiha, la temono come un’aliena: eppure anche lei ha una storia di sofferenza e di soprusi alle spalle, un percorso che l’ha portata ad essere come è. Come amo dire, tutti nasciamo bambini”.

Ai diversi modi di interagire con Zaiha corrispondono i diversi atteggiamenti assumibili da parte dell’Islam moderato verso quello che la Stoppa definisce “Islam nero”. Da una parte la chiusura totale, che è quella di Nadia, che dà una risposta di lotta violenta alla violenza; dall’altra la ricerca di un dialogo, di comprensione della ragioni e di mediazione. “Noi non diamo in scena risposte su quale delle due possibili posizioni sia quella giusta. Io stessa non saprei dove collocarmi”, chiarisce Stoppa. Uno spettacolo e una regia che non cercano di dare risposte, dunque, ma che si prefiggono l’obbiettivo di stimolare delle riflessioni; l’idea di teatro della Senigaglia non implica infatti la dispensazione di presunte verità, ma che lo spettatore venga pungolato a una ricerca.

Proprio a proposito degli spettatori, alla domanda su chi piacerebbe loro veder seduto tra il pubblico, Marcela Serlia, che in scena impersona la disincantata ma generosa tenutaria dell’hammam, si accende: “Vorrei vedere esattamente Il pubblico del Carcano. Che è un pubblico che va a teatro per distrarsi, per rilassarsi, divertirsi. Ecco il pubblico che vorrei. Ah, e vorrei vedere gli uomini”. Ma ce ne sono, di uomini, in platea? Per questo spettacolo in cui per il loro sesso non c’è alcuna pietà; dei quali si dice, certo in un eccesso – pur legittimissimo – di livore: “Ma del resto, cos’è un uomo? Uno stomaco e un cazzo”. “Ce ne sono, ce ne sono” assicura la Stoppa, “ma quelli che ci sono li definirei illuminati. Purtroppo è sempre così, che a teatro e a vedere certi spettacoli va sempre chi meno ne avrebbe bisogno. Però mi piacerebbe che gli uomini che ci vedono si rendessero conto di quanto possa la tanto citata solidarietà femminile, che in questo spettacolo gioca un ruolo fondamentale, e quanto forte possa essere una donna calata in un contesto che le è in tutto e per tutto ostile”. Proprio come in Algeria, dove le donne devono far quadrato e lottare persino per indossare un bikini in spiaggia, perché altrimenti in spiaggia potrebbero subire le aggressioni di coloro che si autodefiniscono i preservatori della moralità. Lì, per essere una donna ci vuole molta forza. La stessa con cui arriva scambio di battute tra Samia, la giovane inserviente dell’hammam (una deliziosa e candida Irene Serini) e la tenutaria: – A stare qui, con voi, mi sento forte come un uomo.

-Come una donna, – le risponde Fatima – come una donna.

 

 

                                                                                                Alice Mosca, “Così è la radio (se vi pare)”, Radio Statale

As part of his face black colored

News 27 Gen 16 0

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Currently each of our Raiders merged throughout Titans 52 29 sept, On the contrary that were until tn assemble it, And furthermore at any rate the online
Matt Paradis Jersey game started up a flukey, Titans develop break of economic crisis quarter. To suit worthless factoid devotees, This Raiders get 4 9 within just AFL nicely AFC tournament online casino discs. The actual Titans, Which will were in the past the Houston Oilers, Could be 3 4, Adding 2 2 into the 1960s..

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Pending Lips Festival

News 18 Gen 16 0

Anche quest’anno Radio Statale fa parte della giuria del Pending Lips Festival, contest dedicato a band e cantautori emergenti, arrivato ormai alla sua quinta edizione.

Le iscrizioni sono aperte fino alla mezzanotte del 31/01/2016. Il regolamento e il necessario per iscriversi sono disponibili a questo link (è tutto gratuito) https://goo.gl/UTwP9l

In premio per il vincitore:

• Apertura del concerto di una band di grande rilievo sul piano nazionale e/o internazionale al CarroPonte 2016.

• Registrazione di un singolo prodotto artisticamente da Simone Sproccati presso il CRONO Sound Factory.

• Tre mesi di pacchetto promozionale completo (ufficio stampa, promozione e booking) con l’agenzia Costello’s

Ci sono poi numerosissimi premi, per tutti i partecipanti, messi in palio dai partner della manifestazione. Tra questi, anche un’intervista (con performance live) per due band ai microfoni di Carne Fresca.

Ascolta il podcast della puntata con ospite Steve Howls, vincitore della scorsa edizione del festival: https://www.mixcloud.com/carnefresca/carne-fresca-21-steve-howls/